Abuso edilizio per lavori in un edificio in zona Anconetta

Laura Milano / FELTRE

Dalla sospensione dei lavori, alla notifica di abuso edilizio per “parziale difformità al titolo autorizzativo”, trasmessa dal Comune di Feltre alla Procura della Repubblica.

La vicenda è cominciata dai lavori di ristrutturazione di un edificio esistente in zona Anconetta (nella foto la zona), che prevedeva solo una parziale demolizione dello stesso.

Il permesso a costruire era stato dato anche per la realizzazione ex novo di un fabbricato in bioedilizia, con relativa recinzione e accesso carraio e pedonale. I proprietari, cioè, avevano il permesso di ristrutturare quello esistente e di realizzare una pertinenza, ma c’erano delle prescrizioni sul mantenimento di alcuni elementi portanti che non dovevano essere demoliti.

Quando è stato disposto il sopralluogo, il 18 agosto, gli incaricati dalla dirigente dell’ufficio lavori pubblici hanno riscontrato invece la completa demolizione delle parti da mantenere. Inoltre, all’interno dell’area di cantiere, si è ritrovato un accatastamento di travi e un cumulo di macerie, senza che la proprietà avesse notificato al Comune che c’era stato un crollo in corso d’opera.

«Dal riscontro degli elaborati grafici di progetto approvati con permesso di costruire rilasciato con data 27 maggio 2020, si è rilevato che i fabbricati oggetto dell’intervento, risultano completamente demoliti fino alle fondazioni», è evidenziato nel verbale.

«Nel cantiere, regolarmente recintato, è stata riscontrata la presenza di materiale ligneo e lapideo di risulta accatastato. Considerato che il progetto autorizzato prevedeva una parziale demolizione del fabbricato, con il mantenimento del corpo di fabbrica principale e la rimozione dei locali accessori, riscontrato che a tutt’oggi non risulta pervenuta a questi uffici nessuna documentazione relativa a crolli della muratura avvenuti nel corso dell’esecuzione dei lavori, si è pertanto ritenuto che le opere siano da considerarsi parzialmente sprovviste di regolare titolo autorizzativo».

Da qui, prima il fermo lavori e poi la formalizzazione di abuso edilizio che viene affisso all’albo comunale per 15 giorni consecutivi e con nota a parte viene trasmesso alla Procura della Repubblica, al presidente della Provincia e al ministero delle infrastrutture e dei trasporti tramite la prefettura.

Contro il provvedimento, è proponibile il ricorso al Tribunale amministrativo regionale (Tar) entro il termine di 60 giorni dalla notifica. Oppure al Consiglio di Stato entro 120 giorni. —

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