L’Ideal Standard chiede l’aiuto delle istituzioni
TRICHIANA. Sindacati e lavoratori dell’Ideal Standard chiedono l’attivazione di un coordinamento istituzionale «per tutelare il sito di Trichiana e scongiurare il funesto futuro a cui va incontro lo stabilimento in mancanza di immediate garanzie sui volumi di produzione per il prossimo anno».
Cresce la tensione e la preoccupazione tra i lavoratori dell’ex Ceramica dopo il rinvio del vertice al ministero; un rinvio chiesto a Roma dalla prefettura di Pordenone per motivi di ordine pubblico, visto il clima “bollente” ad Orcenico.
La data del prossimo incontro resta ancora da definire (tutto dipenderà da cosa succederà in Friuli, dove ieri c’è stata un’assemblea a cui ha partecipato anche la governatrice Serracchiani) e questo clima di incertezza non fa altro che impensierire i dipendenti bellunesi. Per questo motivo il sindacato ha deciso di rivolgersi al prefetto di Belluno, alla Regione Veneto e ai segretari generali regionali per creare un fronte comune in questa battaglia per la sopravvivenza, battaglia che sembra diventare sempre più complicata.
Ieri, nel frattempo, rsu e segretari provinciali hanno espresso in un documento unitario (che presenteranno domani nel corso delle assemblee) le loro perplessità. «Abbiamo dovuto assistere all’ennesimo rinvio della trattativa e dell’incontro al Mise. In tale incontro avremmo condiviso formalmente l’intesa raggiunta a Trichiana il 28 novembre», dicono i sindacati. «Non sfugge a nessuno l’obiettivo non dichiarato che si cela dietro i continui rinvii a cui stiamo assistendo. Ribadiamo che da parte dello stabilimento di Trichiana vi è la totale indisponibilità alla sigla di accordi di cassa se non motivati da un piano industriale di prospettiva. In mancanza di un tale accordo, i lavoratori si presenteranno al lavoro full time al termine della fermata feriale».
Sindacati che ribadiscono anche il loro “no” ai 14 esuberi degli impiegati nelle società Italia e Holding.
«La colpa di quanto accaduto finora», rincara la dose Rosario Martines, segretario della Uiltec, «cioè dell’aver messo i dipendenti dell’Ideal gli uni contro gli altri, è dell’azienda, che su questa partita non vuole prendere una posizione netta, mettendo in forse anche l’intenzione di salvare il gruppo italiano. Invece di esporsi andando avanti per la propria strada, la società ha lasciato che si innescasse questo pericoloso circolo vizioso, che porta a una situazione di stallo. Una situazione che rischia di far morire anche gli stabilimenti che avrebbero dovuto essere salvati. Noi difendiamo Trichiana perché, secondo quanto detto dalla stessa azienda, ha i numeri per continuare la produzione e lavora bene. Senza dimenticare che qui sono stati fatti degli investimenti».
«Questi rinvii non possono che diventare negativi per il raggiungimento dell’obiettivo di Trichiana, cioè discutere del piano industriale», dice anche Nicola Brancher della Femca Cisl. «Siamo in continuo contatto con l’assessore Donazzan, anche lei preoccupata per la piega presa da questa vicenda. Se si andrà avanti così, lo stabilimento di Trichiana corre lo stesso rischio di chiudere di Orcenico».
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