Ideal, «Trichiana non si tocca»
TRICHIANA. Lo stabilimento di Trichiana non sarà toccato. L’ennesima rassicurazione sul destino della sede bellunese dell’Ideal Standard arriva dall’incontro al Mise tra i vertici aziendali e i sindacati nazionali di categoria.
Al tavolo, la società ha ribadito anche l’intenzione a valutare possibili temporanee soluzioni alternative per lo stabilimento pordenonese.
Durante il vertice romano, voluto proprio dal ministero per lo Sviluppo economico anche in considerazione del clima originatosi nelle ultime settimane a seguito dell’annuncio della chiusura di Orcenico, il gruppo ha dato la propria disponibilità «a prendere in esame scenari temporanei e alternativi a questa scelta, ma già contemplati nel piano presentato il 17 luglio». Il tutto, però, è subordinato alla richiesta delle istituzioni e delle organizzazioni sindacali e alla realizzazione delle condizioni necessarie per l’implementazione di percorsi alternativi, ad oggi non percorribili.
La società, quindi, pare non essere intenzionata a fare dietrofront rispetto a quanto già esposto la volta scorsa al ministero. In quell’occasione la multinazionale aveva presentato sei punti per il rilancio industriale: punti che dovrebbero servire per uscire da una crisi che oggi è determinata da un mercato capace di assorbire una produzione pari soltanto a 1,2 milioni di pezzi e che genererebbe una sopracapacità produttiva strutturale di 800 mila pezzi. I primi quattro (l’avvio degli ammortizzatori sociali, il prosieguo dei contratti di solidarietà, il part time per tutti o il licenziamento di 300 persone, suddivise nei tre stabilimenti) erano stati già discussi e scartati per la loro non sostenibilità a livello economico.
Nel preparare il piano, l’azienda, come aveva precisato già a suo tempo, avrebbe «tenuto conto da un lato di tutte le informazioni in suo possesso (capacità produttiva, trend del mercato, costi di produzione, efficienza produttive) e dall'altro avrebbe valutato attentamente la possibilità di controllare direttamente ogni singola azione per l'implementazione di ogni scenario».
Di fronte a questa drammatica situazione di mercato, l’unico scenario che restava percorribile (e a quanto pare resta ancora oggi percorribile, in quanto risolutivo dello squilibrio strutturale) era la riduzione in maniera definitiva della capacità produttiva, attraverso la chiusura dello stabilimento friulano di Orcenico.
Ma resta un altro scenario possibile: la vendita a un imprenditore di uno stabilimento, che a quanto è dato sapere, sarebbe ancora una volta quello di Orcenico.
Sindacati e istituzioni avranno quindi il mese di agosto per capire come muoversi, per poi tornare al tavolo ministeriale, con proposte concrete. Due le date prese in considerazione per il faccia a faccia: 11 o 15 settembre.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi








