Nevegal, un futuro di nuovo a rischio

Nei prossimi giorni si riunirà il consiglio di amministrazione che ha gestito gli impianti per valutare costi e ricavi
belluno, 18 dicembre, sciatori sulle piste del nevegal - Gli impianti televisivi in Nevegal
belluno, 18 dicembre, sciatori sulle piste del nevegal - Gli impianti televisivi in Nevegal

BELLUNO. «In questi mesi abbiamo dato soddisfazioni a chi ama sciare e agli operatori del Colle, ma bisogna trovare nuove forme di introito o una stagione come questa non sarà ripetibile».

Gli impianti del Nevegal sono chiusi, la stagione invernale è finita, e la società che li ha avuti in gestione tira le somme guardando al futuro. E cercando di capire se vale la pena continuare.

La situazione è delicatissima, perché l'Alpe del Nevegal è una società formata da un team di imprenditori, che devono necessariamente mettere sullo stesso tavolo costi e ricavi. E in prospettiva c'è una grossa manutenzione da fare sulla seggiovia, che pesa sulla decisione: «Se continuassimo a gestire noi gli impianti, partiremmo con un segno negativo importante perché quella manutenzione è molto costosa», spiega il presidente della società, Maurizio Curti.

Che, pur non chiudendo definitivamente ogni spiraglio, si mostra molto prudente: «Durante la settimana riuniremo il consiglio di amministrazione, e parleremo con i soci. Bisogna tirare le somme con tutti i dati in mano perché è vero che ci sono state molte presenze sul Colle e che tutti si sono divertiti (e siamo soddisfatti per questo risultato), ma è anche vero che dovremo affrontare molte spese se vorremo continuare».

A complicare ulteriormente una situazione che è già molto delicata c'è il fallimento della Nis, la società che fino allo scorso anno ha gestito gli impianti del Colle. Dopo la sentenza del Tribunale di Belluno che ha decretato fallita la società, ora si attende la perizia sul valore degli impianti e delle strutture che erano di sua proprietà (la pista tubbing e il fan bob per esempio). «Solo quando avremo in mano questi dati potremo prendere una decisione sul futuro», spiega Curti.

Ma il valore degli impianti non è l'unico dettaglio importante per il presidente dell'Alpe. «Bisogna considerare che gli impianti di risalita hanno un bilancio strutturalmente in perdita. Quindi tutti noi (società, operatori del Colle, parte pubblica) dobbiamo pensare ad attività che consentano un introito». Il che significa, in sostanza: il Nevegal non può reggersi solo con gli amanti dello sci, perché i guadagni arrivano appena a coprire i costi (quando ci arrivano). Serve un progetto articolato, con una programmazione a lungo termine di attività, e serve investire per risolvere due problemi strutturali del Colle: la mancanza di acqua («si parla spesso di un bacino artificiale, ma neanche quello sarebbe risolutivo perché bisognerebbe collegarlo all'impianto di innevamento», segnala Curti) e la carenza di ricettività.

«In Nevegal non abbiamo avuto settimane bianche perché non c'erano alberghi aperti, tranne lo Slalom», afferma Curti. «Serve la collaborazione di tutti per gestire una stagione. Serve quella degli operatori, quella della parte pubblica. Quest'anno abbiamo capito quanto sia difficile far funzionare gli impianti, abbiamo imparato molto e non vogliamo ripetere gli stessi errori commessi da altri in passato». E l'estate? «Non ci stiamo pensando, anche perché il nostro contratto scade tra un mese», conclude Curti. Gli operatori chiedono di aprire la seggiovia, per attirare turisti, ma «serve avere intorno un insieme di attività che ne giustifichi il costo», chiude il presidente. Sempre se sarà ancora l'Alpe a proseguire la gestione degli impianti del Colle.

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