L’odi del Fondo Brancher è stato soppresso: decidono Trento e Bolzano

BELLUNO. Con il cappello in mano da Trento e Bolzano. È stato soppresso, da domenica scorsa, l’organismo di indirizzo del Fondo Brancher. Il provvedimento del governo Monti è contenuto nel decreto Spending review, che stabilisce anche: «Le relative funzioni sono esercitate dalle province autonome di Trento e di Bolzano sulla base di specifica intesa con la Presidenza del Consiglio dei Ministri». Impossibile non vedere, in questa norma, lo zampino del governatore altoatesino Durnwalder, che da tempo oppone resistenza contro la gestione unitaria del fondo. Una caratteristica stabilita nel decreto istitutivo del Fondo Brancher, destinato ad attenuare le disparità dei Comuni confinanti con Trento e Bolzano, che versano ogni anno 40 milioni ciascuna in un unico fondo da 80 milioni da destinare a 48 Comuni (16 bellunesi, 4 confinanti con Bolzano e 12 con Trento). O meglio dovrebbero versare, perché Bolzano deve ancora mettere i 40 milioni di quest’anno. «Adesso potremo decidere di darli solo ai nostri confinanti», ha fatto sapere ieri Durnwalder, confermando i sospetti.
Nelle stesse ore, l’odi si riuniva per l’ultima volta, prendendo atto con un certo sconcerto della decisione del governo di cui nessuno sapeva nulla e alcuni sono venuti a conoscenza solo ieri. «Siamo perplessi», spiega Mattia Losego, componente bellunese dell’odi (che garantiva la presenza di rappresentanti di tutti i territori interessati), «perché ci sono procedimenti aperti: il nuovo bando che scade il 16 luglio e il precedente che va seguito in tutta la fase di realizzazione dei progetti. A questo punto quello che mi interessa di più è che il fondo continui ad esistere e che i territori possano continuare a presentare i loro progetti e a vederli giudicati con garanzia di oggettività». L’impressione, infatti, è che il Fondo Brancher abbia le ore contate, da sempre considerato un peso da Trento e Bolzano, nonostante quei soldi siano attribuiti dallo Stato solo a condizione di versarli nel fondo. Di certo non hanno giovato le polemiche mosse dai Comuni e politici bellunesi che si sono divisi sull’ultimo bando. «Da giovane montanaro capisco poco di alta politica», ironizza Losego, «ma non capisco perché abolire un organismo che non ha costi a carico della collettività, cioè nessun rimborso nè gettone di presenza. Di sicuro risparmierò io, visto che non dovrò più andare a Verona».
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