Invensys, ora è sciopero ad oltranza

I lavoratori hanno deciso di astenersi dal lavoro finché non avranno notizie sul loro futuro. Ma negli Usa c’è fibrillazione
Manifestazione sindacale
Manifestazione sindacale

BELLUNO. Sciopero ad oltranza. È partito ieri per i 170 lavoratori dello stabilimento bellunese dell’Invensys. Durante l’astensione di 8 ore dal lavoro, è arrivata la decisione degli operai di dire basta a questa situazione di incertezza e precarietà e ribadire la volontà di conoscere quale sarà il loro futuro. Una decisione giunta dopo che qualche giorno fa, via telefono, dagli Stati Uniti il gruppo ha fatto sapere l’intenzione di cedere due rami d’azienda dello stabilimento bellunese (timer per le saune e stoccaggio di materiale degli ordini anomali). Una scelta che ha lasciato perplessi i lavoratori e i sindacati visto che il primo dei due rami da cedere, a detta dei sindacati, produce «un articolo vecchio, ormai quasi desueto che non ha vita lunga. Questo provvedimento non salverà certo lo stabilimento», fanno sapere le organizzazioni sindacali.

Per cui si è ricorsi alle maniere drastiche. E già qualche risultato si è ottenuto visto che si sono subito mobilitati i vertici aziendali statunitensi che già ieri pomeriggio hanno richiesto una fonoconferenza con i delegati. «Viste le dichiarazioni di sciopero ad oltranza si sono mossi dagli Usa dicendoci che loro ancora non sono pronti col piano aziendale, ma invitandoci a tornare al lavoro altrimenti rischiano di perdere clienti a scapito dello stabilimento stesso», precisa Valentino De Bona della Rsu che aggiunge: «A questo punto abbiamo ribadito che si potrà interrompere lo sciopero solo se ci diranno come stanno le cose e finiranno di produrre scorte, che per noi non sono un bel segnale».

Alla fine, i lavoratori sono riusciti a strappare la promessa che lunedì una delegazione dei vertici aziendali sarà disponibile a discutere il da farsi. «Le loro proposte poi le porteremo ai lavoratori che decideranno di revocare o meno lo sciopero», continua De Bona.

Intanto il clima nello stabilimento è molto teso. I lavoratori ieri hanno partecipato anche alla manifestazione della Cgil davanti alla Prefettura contro la manovra Monti e la situazione economica provinciale. «Ci siamo stancati di questa situazione»; dicono i lavoratori, «non ci danno alcuna speranza ma pensano ancora che possiamo accontentarci delle parole. Non vogliamo aspettare fino al 25 maggio (quando ci sarà l’incontro già calendarizzato tra le parti sociali e il prefetto, ndr) per sapere quale sarà il nostro futuro».

«Qualsiasi strada smuova la situazione ed acceleri la risposta del gruppo è positiva a mio avviso», commenta anche Paolo Da Lan (Uilm). «Anche perché nel futuro c’è il lento spegnimento della fabbrica».

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