Cane alla catena e senza acqua: pena dimezzata a un bellunese

Il pastore corso Totò era chiuso in un box e le vicine avevano chiamato il 113.

La Corte d’Appello ha riformato la sentenza di primo grado. Attese le motivazioni

Gigi Sosso
Un esemplare di pastore corso
Un esemplare di pastore corso

Totò non avrebbe approvato. Ma ormai tant’è: il pastore corso con il nomignolo del principe Antonio De Curtis è morto per motivi diversi da quelli contestati, dopo di che il suo proprietario Massimiliano Prisco ha ottenuto un robusto sconto di pena dalla Corte d’Appello di Venezia. I dieci mesi di arresto della sentenza di primo grado, emessa dal giudice Antonella Coniglio, si sono ridotti a cinque, giusto la metà per il reato di abbandono di animale. In particolare per aver detenuto il cane in condizioni incompatibili con la sua natura, provocandogli gravi sofferenze. L’appello del difensore Cesare Stradaioli ha avuto un parziale successo, da capire sulla base delle motivazioni, se è il caso o meno di arrivare fino alla Cassazione.

Erano state due vicine a segnalare le condizioni in cui viveva questi enorme molosso da branco con un grande bisogno di spazio e compagnia. Sentendo l’animale abbaiare furiosamente, guaire disperato e battere la testa contro la saracinesca del garage, chiamano il 113 della polizia il 12 luglio 2021. Quando arrivano, gli agenti della questura trovano Totò nel box da quattro metri per quattro, legato con una catena lunga tre a uno scaffale. Poco per un animale della sua taglia. Ai suoi piedi, solo una ciotola con pochissime crocchette e niente acqua. La polizia torna anche a settembre, sempre chiamata dai vicini. Stavolta trovano il cane sotto il sole con una catena cortissima. La donna, che diede l’allarme, nel corso dell’istruttoria del processo ha spiegato che quando era arrivata la polizia quel giorno, poco dopo il padrone era andato suonarle il campanello e minacciandola: «Fatti gli affari tuoi, te la farò pagare». In aula ha dichiarato sotto giuramento: «Ho paura di questa persona». Gli agenti interverranno anche una terza volta chiamati nuovamente per i guaiti del quattrozampe che trovano poco fuori dal basculante del garage, molto accaldato e provato.

La Procura della Repubblica aveva chiesto una condanna a sei mesi di arresto, trattandosi di una contravvenzione e non di un delitto che prevede la reclusione, ma il Tribunale era andato oltre con 10. La Corte d’Appello ha riconosciuto Prisco colpevole, ridimensionando però la pena. Si è scesi a cinque e potrebbe non essere ancora finita qui, se dovessero esserci margini per un ricorso in Corte di Cassazione.

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