Messa per i 500 anni della chiesa degli Angeli

Il vescovo Marangoni sarà presente per sottolineare l’importanza dell’evento La consacrazione dell’edificio avvenne nel 1520, dieci anni dopo la costruzione

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Sono le donne, vestite di panni talari, ad aver salvato la chiesa di Santa Maria degli Angeli dalla distruzione di massa dei monasteri nella guerra di Cambray, a inizio Cinquecento. E sono sempre le donne, le monache Clarisse che resteranno a Feltre fino al 1808, a favorire dalla fine del 1400 gli investimenti nel monastero delle “fanciulle devote di Santa Chiara”, autorizzati da papa Innocenzo VIII. La premessa storica, frutto di uno dei tanti studi documentati di Gianmario Dal Molin, anticipa la celebrazione dei “cinquecento anni di consacrazione della chiesa degli Angeli”, prevista per domenica, quando il vescovo Renato Marangoni officerà la messa solenne alle 19.

«È per volontà del parroco e dei parrocchiani degli Angeli che si ricorda l’evento di una chiesa plurisecolare della nostra città che diventerà parrocchia solo a partire dall’Epifania del 1951 con l’indimenticabile don Giulio Perotto di cui ricorre quest’anno, il 10 agosto, il centenario della nascita», scrive Dal Molin. Che nella documentatissima ricostruzione storica della chiesa, dice: «La chiesa dedicata alla Madonna degli Angeli venne costruita nel corso dei primi anni del Cinquecento con il relativo monastero delle suore clarisse, sorto per volontà di fra’ Bernardino per “facilitare l’esercizio delle cristiane virtù anche nel sesso più devoto”».

Ottenuta l’autorizzazione del papa, ricorda lo storico, il frate pose subito mano all’opera, ottenendo un contributo di 300 ducati dalla città, ma poi se ne disinteressò. Tre anni dopo nel 1492 piantò la croce sul brolo del futuro monastero, dando avvio ai lavori terminati nel 1494. Il monastero con la sua chiesa fu completato 10 anni dopo, nel 1504, grazie anche ad un successivo contributo di 500 ducati della Repubblica veneta.

Dopo gli anni bui delle guerre cambraiche, inizia il decennio della ricostruzione moderna di Feltre. Ed è il periodo, ricorda sempre Dal Molin, «in cui essa comincerà a rimanere senza un vescovo residente, poiché Lorenzo Campeggi titolare della diocesi dal 1512 la considerava una mera prebenda, impegnato nelle ambascerie papali a Londra presso Enrico ottavo e poi nella curia vaticana dove brigava per diventare arcivescovo di Bologna, passando, proprio nei giorni di consacrazione di questa chiesa, il testimone al fratello Tommaso, anch’esso sempre assente da Feltre. Insomma abbiamo un periodo lunghissimo dal 1512 al 1564 in cui a Feltre non era presente alcun vescovo».

«È così», prosegue Dal Molin, «che si spiega la presenza a Feltre di questo frate Michele Jorba, residente a Trento e coadiutore di quel vescovo. Fu chiamato a Feltre saltuariamente per svolgere le funzioni pontificali riservate al vescovo: cresime, ordinazioni e per l’appunto la consacrazione di chiese e di altari. In questo periodo del luglio 1520 ne consacrò ben sei: due a Feltre, due a Sovramonte, due a Cesio più tre altari e Santa Giustina. Ecco dunque il contesto della consacrazione di questa chiesa monasteriale, dieci anni dopo la sua costruzione. La lapide che oggi ricorda l’evento riassume tre aspetti fondamentali: la realtà di un monastero voluto dal Beato Bernardino Tomitano, la presenza salmodiante delle monache Clarisse che resteranno a Feltre fino al 1808 e infine la volontà del parroco e dei parrocchiani degli Angeli di ricordare l’evento della chiesa plurisecolare». —



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