Medico pensionato al Pronto soccorso no secco dell’Anaao

Il referente del sindacato dei camici bianchi Luca Barutta si scaglia contro la decisione dell’Usl. «È rischioso, si  prendano gli specializzandi»
Una corsia dell'Ospedale Molinette, Torino, 23 novembre 2018.ANìì ANSA/ALESSANDRO DI MARCO
Una corsia dell'Ospedale Molinette, Torino, 23 novembre 2018.ANìì ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

BELLUNO. «No ai medici pensionati in ospedale». Il referente dell’Anaao, Luca Barutta dell’Usl 1, si dice decisamente contrario all’avvento di medici in quiescienza per far fronte alla carenza di camici bianchi. L’azienda sanitaria bellunese, infatti, si è vista costretta, qualche tempo fa, ad assumere un medico in pensione per poter garantire il servizio dei Pronto soccorso della provincia dove mancano 32 professionisti. Professionisti che non si riesce a reperire da nessuna parte, nè con i concorsi, nè con gli avisi di mobilità, neppure con i bandi indetti da Azienda zero. Una situazione paradossale che rischia a breve di mandare in tilt il sistema. E così la direzione generale, forte del via libera della Regione arrivato qualche mese fa, ha deciso di guardare tra coloro che sono andati in pensione. «Se già per noi medici relativamente giovani è difficile far fronte alle esigenze dell’attività intensa dell’ospedale», dice Barutta, «per un 70enne potrebbe essere un inferno. Se poi pensiamo che mettiamo un pensionato in un pronto soccorso allora è ancora peggio».

«Come Anaao», precisa ancora il referente del sindacato di categoria, «fin da subito ci siamo opposti a questa regola imposta dalla Regione presentando un ricorso al Tar. Questa scelta regionale, lungi dal costituire l’estrema ratio come asserisce la giunta veneta, per rimediare ad una situazione emergenziale di carenza del personale, impedisce quelle pari opportunità di accesso, sviluppo ed esercizio della professione che come Anaao miriamo a garantire. Inoltre lede la posizione del medico specializzando che, in base alla legge statale, può legittimamente partecipare ai concorsi che le aziende dovrebbero prioritariamente indire prima di affidare incarichi di lavoro autonomi a chi è in quiescenza». —

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