Da Cortina a Bormio: la candidatura conquista i 19 delegati del Cio

Il viaggio tra i luoghi della Olimpiade prosegue, dopo il Veneto tocca alla Lombardia prima di arrivare alla tappa finale di sabato a Milano
Commissione di valutazione del CIO a Cortina
Commissione di valutazione del CIO a Cortina



L’entusiasmo per la candidatura olimpica del 2026 cresce di giorno in giorno, di valle in valle e conquista anche i 19 delegati del Comitato Olimpico Internazionale, che ieri hanno visitato i campi di gara e le location in Valtellina, dopo che martedì erano stati a Cortina, ad Anterselva e in Val di Fiemme.

«Sono stato colpito dal posto bellissimo e dalla sua gente molto ospitale. Livigno e Bormio sono località di molti campioni di ieri e di oggi che hanno lasciato un segno e un'eredità sul territorio», ha riconosciuto Octavian Morariu, capodelegazione Cio, allungando i giudizi più che positivi delle prime tappe a Cortina e in Trentino Alto Adige.

I delegati sono stati molto colpiti dalle prospettive indicate nelle varie comunità sugli impianti che, è stato dimostrato, non resteranno una cattedrale nel deserto. Il villaggio olimpico e il Centro Media di Fiames a Cortina, ad esempio, verranno riutilizzati dalla Protezione Civile in giro per l’Italia in caso di calamità. Il tutto, insomma, nel segno della sostenibilità.

«Nel pieno rispetto delle valutazioni che verranno fatte», ha anticipato Christophe Dubi, responsabile per il Cio delle candidature, «tutto ciò che verrà finanziato per le Olimpiadi dovrà restare a beneficio delle località che le ospitano, nel rispetto dell'Agenda 2020».

A seguire la delegazione, passo dopo passo, c’è il vicesindaco di Cortina Luigi Alverà. «La ricognizione non potrebbe svilupparsi in modo migliore. Abbiamo trovato ovunque larghi consensi, precisi impegni ad assumere ogni responsabilità, finanche economica, e una passione per la storia sportiva dei luoghi visitati che ha persino commosso la delegazione».

Alverà conferma che per quanto riguardo l’impiantistica non è stato sostanzialmente individuato nessun problema di rilievo. «A Cortina dovremo recuperare la pista di bob, ma», precisa, «lo faremo nel pieno rispetto di ciò che l’impianto ha dimostrato nella sua storia. E i progetti che abbiamo predisposto rendono puntualmente compatibile il bob con le discipline dello skeleton e dello slittino».

Se malauguratamente la candidatura non dovesse arrivare per il tandem lombardo-veneto, la pista comunque si farà. Alverà ricorda, infatti, che rientra nel programma elettorale sia della maggioranza che dell’opposizione a Cortina e che nei giorni scorsi il presidente della Provincia di Bolzano Arno Kompatscher ha aperto alla possibilità che possano contribuire alla realizzazione di questo obbiettivo anche i Fondi di confine. «Certo», conclude Alverà, «i cerchi olimpici farebbero rinascere il mito di Eugenio Monti».

A questo punto il presidente della Provincia, Roberto Padrin, sollecita tutte le comunità a fare il tifo per la candidatura. «In gioco non è solo Cortina», afferma, «ma tutto il Bellunese, perché l’appuntamento del 2026, se sarà confermato dal Cio nel prossimo giugno, rappresenterà il rilancio definitivo del nostro territorio».

Ma quello di Padrin non è solo un richiamo alla passione. Invita infatti il Governo e la Regione a convincere le Ferrovie dello Stato a progettare e finanziare l’elettrificazione della linea ferroviaria tra Ponte nelle Alpi e Calalzo e a realizzare almeno il collegamento tra Feltre e Primolano, in attesa di quello tra Calalzo e Cortina. «Si sta facendo il massimo per i Mondiali di sci, sul piano infrastrutturale, con circa 300 milioni di euro», ricorda Padrin. «È saggio cominciare da subito ad immaginare una nuova infrastrutturazione per il 2026». —

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