L’abbinamento con Venezia fa bene anche al Trentino

Dopo le critiche oltre confine, la Provincia difende la scelta di mountains of Venice Vantaggi (Dmo): «Serve una montagna che lavora perché non si spopoli» 

«Abbiamo bisogno di una montagna che lavori perché non si spopoli. E territori più turistici generano una richiesta di servizi che permettono ai giovani di continuare a vivere e lavorare nelle Dolomiti. Questa è la cosa importante. Che vi siano attività commerciali aperte ai turisti e anche ai residenti». Lo sottolinea il direttore del consorzio Dmo (Destination management organization) Giuliano Vantaggi, dopo il coro di critiche arrivate dai trentini alla strategia dei bellunesi di promuovere le Dolomiti abbinandole a Venzia con il claim “The mountains of Venice” del nuovo marchio turistico presentato domenica a Milano.. «Una scelta che non può che essere un valore aggiunto per l’intero comprensorio delle Dolomiti», conferma il presidente della Provincia Roberto Padrin. «Abbinare il nome delle Dolomiti a Venezia è una carta vincente perché ci da la possibilità di intercettare dei flussi turistici. Questo non vuole togliere visibilità o portare via qualcosa agli altri. Le Dolomiti restano un patrimonio di tutti, non solo della Provincia di Belluno, ma vogliamo identificare questo ruolo delle Dolomiti Bellunesi legate a Venezia», rimarca. «Ero consapevole che poteva far discutere. Veicoliamo un messaggio che è giusto dare, senza voler creare alcuna divisione, né mancare di rispetto a nessuno. Venezia è una città simbolo del mondo, perché non utilizzarlo».

Il direttore della Dmo Vantaggi allarga le braccia: «Non ho capito il motivo della polemica. Non è una questione politica, ma di marketing, che tra l’altro fa del bene anche ai trentini, perché è sempre importante unire brand di prestigio. A me interessa che ci sia gente per tutte le Dolomiti», rilancia. «Sempre di più è importante che le attività formative siano rivolte non solo alle attività inerenti al turismo, ma un po' a tutti, perché non sempre conosciamo il territorio in tutta la sua grande bellezza. Un territorio straordinario», sottolinea. «Ora però è il momento di continuare a lavorare a testa bassa tutti uniti, perché il turismo non aspetta, cambia ed evolve in continuazione».

Riguardo alla polemica accesa da parte trentina, il claim “The mountains of Venice” «non è una prevaricazione, serve per far capire al turista straniero dove siamo», spiega il direttore della Dmo. «Quante volte, ciascuno di noi quando è andato all'estero, per spiegare dove viviamo a uno straniero, ha usato la locuzione “abito vicino a Venezia”. Qui nessuno vuole appropriarsi di nulla. È solo un meccanismo di marketing per far capire che siamo molto vicini e nel giro di qualche giorno si può soggiornare a Venezia e nelle Dolomiti. Noi ovviamente cercheremo di estendere maggiormente i soggiorni in Provincia di Belluno come il Trentino la farà per il Trentino. Le Dolomiti peraltro sono senza confini e il lavoro di amalgama tra i territori fatto da parte della fondazione Dolomiti Unesco è stato magnifico ed impeccabile».

I prodotti turistici per il Bellunese saranno oltre trenta. Uno guarderà anche al turismo congressuale, dando visibilità alle sale meeting della Provincia per workshop, team building e meeting aziendali che si chiama Dolomiti Convention Bureau. —
 

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