Siero utilizzato solo come ultima risorsa
Il caso del ragazzo di Quero viene monitorato anche dal Centro antiveleni “Maugeri” di Pavia

FELTRE. I sieri antiofidici di ieri, quelli che il montanaro si portava appresso assieme alla tintura di iodio e alla roncola, non sono più in commercio. I sieri antiofidici di oggi vengono prodotti solo all'estero e commercializzati solo negli ospedali, che per orografia e casistica legati alla presenza di vipere nei rispettivi territori, ne tengono, chi più chi meno, qualche scorta nei pronto soccorso. E sono somministrati, se persistono condizioni cliniche tali da richiedere l'utilizzo dell'antidoto al veleno, solo ed esclusivamente in ambiente protetto, sotto osservazione del medico.
Lo conferma la tossicologa Valeria Petrolini del centro antiveleni dell'istituto di ricerca Maugeri di Pavia, dove si fa ricorso ogni anno al siero antiofidico per il 20 per cento fra tutti gli avvelenamenti da morso di serpente. Ed proprio il centro Maugeri che è stato coinvolto anche per il caso atipico di Tiziano Curto, 26 anni che ha riportato, dopo il contatto con il serpente, un grave stato di shock anafilattico che ha richiesto la somministrazione immediata, già a bordo dell'elicottero, di adrenalina e cortisone. E anche dal centro pavese si conferma l'atipicità del caso dove le “stigmate” che lascia il morso velenifero sono state meno rilevanti rispetto alla grave condizione clinica che si è venuta a creare in un soggetto sensibile a più allergeni.
«Attualmente i sieri sono confezionati con dei frammenti anticorpali tali da ridurre l'insorgenza di effetti avversi, di tipo allergico, come avveniva con il vecchio siero», spiega Petrolini. «L'indicazione alla somministrazione è clinica e dipende dall'evoluzione del quadro infiammatorio e di neurotossicità, a distanza di ore dal morso di una vipera. Nel caso del paziente feltrino non c'è stata necessità di somministrare il farmaco. Ma in altri casi che noi abbiamo documentato come avvelenamenti gravi, con importanti complicanze sistemiche, cioè con il coinvolgimento degli organi, il siero va somministrato».
Ma non si tratta di un farmaco da usare in emergenza. Si somministra solo se compaiono determinate complicanze, sia locali che sistemiche, spiega la professionista. Nei bambini, per effetto della dimensione fisica diversa da quella degli adulti, a parità di quantitativo di veleno inoculato, la reazione può essere grave. «È per quello che c'è una tendenza più spinta a somministrare il siero ai più piccoli, perché sono proprio i bambini a sviluppare il quadro più importante».
Talora la vipera, se ha già utilizzato buona parte della riserva velenifera per la sua preda, può mordere e non inoculare veleno. Quando si viene comunque a contatto ravvicinato con un serpente, nulla si deve fare se non allertare, o fare allertare, i soccorsi. I sintomi della tossina neurotossica, a parte lo spavento che può determinare uno stato di shock, non si fanno sentire subito. C'è il tempo di aspettare senza panico, conferma la dottoressa. Ma non nel caso del ragazzo di Quero la cui condizione di soggetto allergico, lo ha esposto a un grave rischio per la vita, tempestivamente scongiurato dal Suem e dai sanitari del Santa Maria del Prato.
Laura Milano
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