Zaia: «Se passa Sappada, faccio andare via tutti»

BELLUNO. Che cosa accadrà se il Senato, prima (già la prossima settimana) e la Camera poi, consentiranno il distacco di Sappada dal Veneto?
Non ha dubbi il governatore del Veneto Luca Zaia: «Appoggeremo tutti i Comuni di confine che vorranno fare altrettanto, quindi daremo sfogo a Trento e Bolzano verso il mare».
Il Treno delle Dolomiti, d'altra parte, non è forse un'anticipazione? Collegherà Venezia alla Val Pusteria. Ma Zaia, avvicinato a margine della fiera di San Gregorio, a Valdobbiadene, ha poca voglia di scherzare.
E oggi lo dirà anche all'inaugurazione del pronto soccorso a Pieve di Cadore. Alle 12 infatti ci sarà la cerimonia inaugurale del nuovo pronto soccorso, a cui Zaia ha garantito la sua presenza.
Tra il 15 ed il 17 marzo il Senato discuterà, in aula come sede deliberante, il distacco di Sappada dal Veneto. Presidente, immagino che sia preoccupato come governatore di questa Regione.
«Come ho detto altre volte, rispetto l'esito del referendum del 2008, e quindi la volontà popolare dei sappadini, come rispetterò la decisione del Senato».
La Regione non si sente in colpa?
«Assolutamente no. Se ci sono Comuni secessionisti, e non solo della provincia di Belluno, che vogliono trasferirsi in Trentino Alto Adige piuttosto che in Friuli Venezia Giulia, la responsabilità è esclusivamente di questo Governo che ha mantenuto la nostra Regione, nonostante le sue rivendicazioni, peraltro ormai da tempo, in condizioni assolutamente sfavorevoli. Guarda caso, non abbiamo Comuni veneti confinanti con la Lombardia o l'Emilia Romagna che chiedono di scappare in queste Regioni, ma soltanto verso le Province autonome e la Regione speciale».
A parte il prossimo voto a Palazzo Madama, se Sappada dovesse trovare i necessari consensi anche alla Camera, quali saranno le conseguenze, alla luce di quanto lei ha appena sostenuto?
«Il primo Comune che passa di là, da una parte o dall'altra, sarò io a garantire al Trentino Alto Adige lo sbocco al mare».
È in questa prospettiva che lei si è impegnato così puntualmente e con forza per il Treno delle Dolomiti, da Venezia alla Val Pusteria?
«È un'opportunità condivisa con la Provincia di Bolzano. Un'opportunità di straordinario sviluppo del turismo, anzi dell'economia nel suo complesso».
Torniano al voto parlamentare. Se, dunque, passa Sappada...
«Ci faremo promotori, come Regione, di sostenere tutti i Comuni che vorranno passare di là».
Dica la verità, in queste condizioni politiche, l'autonomia del Veneto che lei sostiene con tanta insistenza, e da tempo, o anche soltanto quella della Provincia di Belluno, è davvero praticabile?
«Questo è un governo centralista. In autunno ci sarà il referendum sulla riforma costituzionale. Chi voterà a favore di fatto sosterrà il ritorno al centralismo. La riforma, infatti - solo per fare un esempio - ha introdotto la clausola della supremazia statale e con un colpo di spugna ha cancellato ogni forma di federalismo. Quindi se qualcuno ama il modello tedesco dei land, sappia che con questa riforma si va in tutt'altra direzione».
Oggi lei ritornerà in Cadore, per inaugurare il nuovo pronto soccorso. Lei non perde un'occasione per dimostrare che la sanità bellunese è in sicurezza, anzi viene potenziata proprio nelle aree più marginali. Annuncerà qualche altro impegno a Pieve?
«No, dirò che continueremo gli investimenti programmati».
Non ha un sogno nel cassetto, come la sorpresa del Treno delle Dolomiti?
«Un sogno nel cassetto? Mi piacerebbe sentire dal coro dei no che hanno sempre criticato la Regione per aver abbandonato la sanità cadorina e, più in generale, bellunese, che cosa pensano di questa ulteriore iniziativa, che si aggiunge al Treno delle Dolomiti, ai Mondiali di sci, alla nuova seggiovia a Falcade, agli ulteriori investimenti a Pieve, Feltre e Belluno. Alle chiacchiere degli altri, noi rispondiamo con i fatti».
È storica, per non dire straordinaria, l'unità d'intenti tra maggioranza ed opposizione, in Regione su questi nuovi investimenti per la montagna, dalla ferrovia alla viabilità. Quale valore politico possiamo attribuire a questa inattesa condivisione?
«C'è la consapevolezza che se si fa squadra, si fa più strada. Il treno delle Dolomiti, che praticamente tutti vogliono, rappresenta non solo un ridisegno della mobilità nei territori, ma anche un banco di prova per capire se il territorio tiene rispetto ad un progetto di sviluppo territoriale».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi








