Morso dal “ragno violino”, rischia il dito

FELTRE. Altro che guadagno. Un ragnetto bucolico può provocare anche menomazioni: il morso del ragno violino, che vive insieme a noi sia pure in posizione timida e defilata, si è rivelato quasi fatale per il dito di un feltrino di settant'anni, che ha potuto scongiurare il distacco per necrosi solo in virtù della straordinaria intuizione diagnostica dei sanitari del Santa Maria del Prato.
Perché il paziente, transitato per il pronto soccorso con una tumefazione inquietante della mano e del dito nello specifico e dirottato ai reparti medici per intensità di cura dove è stato ricoverato a lungo, non solo non aveva con sé il “reperto”, ma non ricordava nemmeno di essere stato morso, quando e da chi.
L'anammesi e soprattutto la ricostruzione dei fatti sono stati decisivi per incentrare il sospetto diagnostico e agire di conseguenza con una potente terapia antibiotica. Il tutto nell’ambito di un prolungato ricovero ospedaliero.
L'uomo ha infatti riferito di aver rovistato in un anfratto delle sue pertinenze e di essersi accorto, a distanza di qualche ora dalla fine dei lavori in casa, che il dito della mano destra si gonfiava ed era dolente.
Non ha riferito altri particolari, utili per la diagnosi, nemmeno quando gli è stato chiesto se ricordasse di essere stato punto da qualcosa. Così si sono messi insieme gli elementi e si è proceduto agli accertamenti. Il dito è andato velocemente in necrosi, sintomo questo ben più allarmante che non altri come la presenza di esantema (reazione cutanea assimilabile all'eritema) e di febbricola che rientrano nel quadro sistemico. Da qui è partita la terapia d'attacco per scongiurare la perdita del dito.
Il paziente ha risposto bene alla cura, anche se ci sono voluti parecchi giorni di degenza prima di considerare la persona fuori pericolo.
Il caso del paziente morso da ragno “violino”, chiamato così per la livrea del dorso che può ricordare la sinuosità dello strumento musicale, ma conosciuto anche come ragno “eremita” per la riservatezza e la scarsa aggressività, crea un precedente al Santa Maria del Prato. È uno dei pochi casi documentati a livello nazionale dove la reazione avversa è stata pesante.
Dato che il ragno velenoso della specie Loxosceles rufescens è diffuso in tutto il Mediterraneo, compreso il nostro Paese da nord a sud, è meglio prestare attenzione a dove si mettono mani e piedi scalzi.
Le dimensioni si aggirano tra gli otto e i dieci millimetri, ha abitudini notturne e risiede di preferenza sotto le tegole dei tetti, nei solai e negli sgabuzzini, dato che predilige luoghi antropizzati; ma anche in edifici quali granai, stalle, fienili o garages; all'esterno vive di preferenza sotto tronchi, rocce isolate o cataste di legna.
Normalmente non è aggressivo: morde solo se calpestato o disturbato e allora il suo morso causa edemi, necrosi ed ulcerazioni alle parti colpite, sintomi generalmente accompagnati da febbre, malessere ed esantema eritematoso generalizzato. L'esito mortale è documentato fino al quattro per cento dei casi interessati.
Laura Milano
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