Pavone: «È la conferma al nostro lavoro»

BELLUNO. «La decisione della Cassazione conferma due cose: la legittimità della misura cautelare e l’inesistenza di strumentalizzazioni». Francesco Saverio Pavone, capo della procura della Repubblica di Belluno attende di leggere le motivazioni della sentenza emessa martedì dalla sezione penale della Suprema Corte di cassazione, ma per la procura si tratta comunque di un passaggio positivo.
Il caso Franceschi si è trasformato in un processo mediatico, nel quale sembra che la procura si contrapponga al sindaco di Cortina. Al contrario, Pavone ha sempre sottolineato come gli atti e le misure fin qui intrapresi siano esclusivamente collegati alle circostanze giuridiche.
«I difensori di Franceschi hanno prospettato una strumentalizzazione, ma il divieto di dimora è la misura che la legge prevede nel caso di un sindaco. Per noi è stata l’unica misura possibile da adottare per evitare che vengano replicati i delitti. Anche il Tribunale del riesame ha affermato per due volte la legittimità del provvedimento». Dunque sono quattro i giudici che si sono espressi accogliendo le richieste della procura (formulate dal pm Antonio Bianco).
Resta da capire, ma non è rilevante, la posizione del procuratore generale della Cassazione, pg che ha sostenuto la richiesta dei difensori di Franceschi: «Il procuratore generale», dice ancora Pavone, «ha ritenuto valide le motivazioni della difesa, ma la Corte, al contrario, ha ritenuto corretto il provvedimento che era stato impugnato e la Corte è giudice legittimo». In definitiva: «La Cassazione ha confermato l’esigenza di una misura cautelare e la legittimità di quella adottata, l’unica a potersi applicare nel caso di un sindaco, che la legge vieta di sospendere dalle sue funzioni». (i.a.)
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