Il pm: «Il giornalista non violò segreti d’ufficio»

La procura di Venezia ha archiviato l’inchiesta contro il cronista di giudiziaria del Corriere delle Alpi che nell’ottobre del 2009 fu perquisito dalla polizia

BELLUNO. La procura della Repubblica di Venezia ha archiviato l’inchiesta contro il cronista di giudiziaria del Corriere delle Alpi Marco Filippi al quale più di tre anni fa era stata contestata l’accusa di pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale. L’indagine era stata innescata da una nota inviata in procura dal questore di Belluno Luigi Vita nella quale lamentava che in un articolo apparso il 9 ottobre 2009 sul Corriere delle Alpi era stata pubblicata “con dovizia di particolari” la notizia di un’indagine sullo spaccio di droga ai minorenni in città, in cui venivano riportati nomi e cognomi degli indagati, tra i quali anche quello di un giovane che al momento della notifica delle misure cautelari si trovava in Germania. Attenzione, però: quest’ultimo, l’8 ottobre 2009, quando scattò l’operazione fu informato dell’indagine dalla madre attraverso un sms ed una telefonata e, come precisa il pm nella richiesta d’archiviazione, pure dal suo difensore. Prima che venisse pubblicata la notizia, dunque, tutti gli indagati erano a conoscenza dell’inchiesta a loro carico.

Dieci giorni dopo, il 19 ottobre al giornalista del Corriere delle Alpi fu notificato dagli agenti della squadra mobile di Belluno un decreto di perquisizione con l’ordine di sequestrare qualsiasi strumento di lavoro (computer, software, chiavette, appunti, schede telefoniche e cellulari) dai quali individuare la fonte che lo informò dell’indagine.

La corposa inchiesta è durata formalmente tre anni ed ha prodotto un fascicolo da oltre 600 pagine, dall’analisi delle quali emerge in modo inequivocabile che il giornalista si è limitato ad esercitare il diritto-dovere di cronaca, non rivelando notizie coperte da segreti istruttori.

Nel chiedere l’archiviazione dell’inchiesta contro il cronista, accordata dal gip del tribunale di Venezia, a cui l’indagine era stata trasmessa, nel febbraio 2010, per competenza territoriale, il sostituto procuratore Fabrizio Celenza sottolinea che “il giornalista si è limitato a divulgare il contenuto di un atto che era già stato portato a conoscenza” di tutti gli indagati prima della pubblicazione della notizia, “e pertanto ricorrevano le condizioni previste dall’articolo 329 comma 1 c.p.p., per escludere l’obbligo del segreto in relazione al medesimo atto”. (r.b.)

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