A Cortina termoscanner all’ingresso della chiesa, plexiglass nei confessionali e posti ridotti

Francesco Dal Mas / Cortina
La Chiesa di Belluno Feltre va oltre le polemiche. Guarda avanti e prepara le chiese con il termoscanner all’ingresso. Come fa Cortina, per la sua Basilica, dove per il confessionale si userà il plexigas. Il pericolo covid è dunque considerato con dovuta responsabilità in diocesi. Ne è testimone il vicario giudiziale mons. Giorgio Lise, che consiglia prudenza nella reazione alla mancata apertura delle chiese per la messa.
CORTINA
Don Ivano Brambilla, arciprete di Cortina, è rimasto «sgomento» – così ammette lui stesso – del rinnovato diniego alla celebrazione della massa in presenza di popolo. Ma perché? Perché a Cortina la basilica è già anti-covid. O meglio, sta completando questo processo ed è pronta ad accogliere i fedeli da domenica prossima.
«Non come prima, ovviamente», precisa il dinamico sacerdote. Ma un fedele per banco, uno da una parte e l’altro dalla parte opposta. I posti non occupabili sono già segnati. Non solo, in chiesa ci sono già le colonnine per disinfettarsi le mani. E nello storico edificio di culto è entrato anche il plexigas. Si tratta del confessionale a prova di contagio. La parete trasparente separerà il sacerdote dal fedele; i due, ovviamente, dovrebbero stare vicini. Basta? No, nella basilica di Cortina si entrerà dopo essersi misurata la temperatura; una speciale apparecchiatura è installata all’ingresso.
«Noi, a giorni, saremo pronti – anticipa il sacerdote – ci siamo programmati ancora qualche settimana fa. Non ci piace alzare la voce, protestare, anche se talune cose ci indignano. Il virus è un pericolo reale ed anche in chiesa ci si può contagiare».
Alla Messa dell’omelia di ieri, trasmessa come ogni giorno da Radio Cortina, don Brambilla non ha mancato di riflettere sulle decisioni del Governo e in particolare sullo stop confermato per le Messe a porte aperte. Se ti sganciano una sberla – ha commentato don Ivano –, porgi l’altra guancia, con stile evangelico; vedrai che vincerà l’amore. Il don, va in giro con talare e mascherina. Spesso anche con i guanti, quando deve incontrare altre persone. E l’Amuchina l’ha messa persino vicino all’altare, per adoperarla prima della distribuzione dell’eucarestia.
BELLUNO
«Prudenza». Questa è la parola d’ordine di mons. Giorgio Lise, vicario giudiziale della diocesi di Belluno Feltre, già arcidiacono di Agordo, oggi rettore del seminario.
«Prudenza rispetto al coronavirus, ma prudenza anche nel rivendicare diritti, magari giuridicamente garantiti, ma che forse non tengono conto del pericolo che singoli e comunità corrono: il contagio, appunto».
Lise è conosciuto ed apprezzato per la sua moderazione. È stato segretario del vescovo Ducoli, ha seguito, da vicepostulatore, la causa diocesana di beatificazione di papa Luciani. Lise, quindi, pesa le parole. Ed il ragionamento.
«Con sofferenza teniamo le chiese aperte ma non possiamo celebrare l’eucarestia in presenza del popolo. Ma sappiamo anche che questo sacrificio, ripeto per noi assai doloroso, ce lo chiede il bene comune, la salute che Dio ci ha donato – è l’approfondimento dell’ecclesiastico – ci si chiede perché sia consentito recarci al supermercato e non ad una liturgia. E via con gli altri esempi. Basti riflettere che per circa un’ora ci si trattiene in un luogo chiuso, a volte poco areato qual è di solito un edificio di culto, mentre l’acquisto al market dura pochi minuti. In chiesa si è vicini, il distanziamento non è sempre possibile. Mi ricordo, ai tempi di un’altra pandemia, la tbc, che ci consigliavano di tenerci lontani l’un l’altro. Bisogna, dunque, aver rispetto per gli scienziati, i medici in particolare, che sconsigliano vicinanze prolungate».
Lise annota che lui vorrebbe essere il primo ad aprire la chiesa ai fedeli, perché avverte quest’esigenza.
«Esigenza vitale per me stesso e tanti fedeli – precisa –, ma al tempo stesso mi trovo d’accordo con l’autorevole rivista “Civiltà Cattolica” che recentemente ha scritto: le chiese sono importanti, ma alla fine sono soltanto degli strumenti che speriamo di poter presto rivedere animate dalle comunità in festa. La Chiesa vera, quella fatta di uomini, ringraziando Dio, può vivere anche senza chiese, come è accaduto per i primi secoli e come ancora accade in molte parti del mondo. E come abbiamo visto accadere in tempo di guerra».
Insomma, per Lise, non si è meno cristiani se per qualche domenica siamo costretti, da cause di forza maggiore, a mancare alla mensa eucaristica. —
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